Il BBP a Radio Popolare
Sanja Lucic intervista il Benjamin’s Briefcase Project per “L’Ultimo Chiuda la Porta” – Radio Popolare
Intervista di Sanja Lucic a BBP per Radio Popolare – L’Ultimo Chiuda la Porta – parla Tiziano Bonini
The Benjamin’s Walk(ers) – Ruta Lister. 3-4 luglio 2010
Siamo partiti dalla stazione di Port Vendres alle 3 del pomeriggio di sabato 3 luglio 2010. Gli spagnoli (Jaime, Mar, Maria, Kike e Lilian) ci aspettavano a Banyuls. Alle 8 di sera ci siamo accampati sopra il col del Bast, ancora Pirenei francesi, molto vicini al luogo dove passò la notte Benjamin, 70 anni fa. Il caldo e gli zaini pieni ci hanno fatto sentire la fatica del sentiero. Per Benjamin deve esser stato un calvario. Francesco ha suonato, Carola di Radio Papesse è riuscita a far funzionare lo streaming e a trasmettere quei suoni nella Rete (ascolta qui). qualcuno ha preparato la cena, qualcuno dormiva nell’erba. alla radio Jaime ascoltava la Spagna vincere la semifinale contro la Germania. Sal riprendeva. Sal a mezzanotte ha festeggiato lassù i suoi 36 anni. La notte dal mare è salito il vento, continuo. all’alba nel prato dormivano ancora tutti. la domenica abbiamo sotterrato la nostra valigia. abbiamo attraversato campagne, vigne, boschi di pini e infine confini. Sulla cresta che segnava la frontiera franco-spagnola ci ha colto la pioggia, ma da lassù si vedeva il mare, la fine del viaggio. lungo la ripida discesa verso Port Bou ci ha colto il caldo e sono saltati i ginocchi di Ester e di Sal. All’una finalmente siamo entrati in paese, come un esercito in rotta, stanco e impolverato. A Port Bou Francesco ha suonato di nuovo, dentro il memorial Benjamin. lui suonava e in fondo alla galleria il mare scorreva, come sempre. Una cartolina da Port Bou: il vento, il bar di Ana che ci ha accolto e nutrito per due giorni, le 36 birre bevute d’un fiato alla Rambla, la casa di Mar, la versione de Il cielo in una stanza col violoncello l’ultima notte al porto, la stazione dei treni immensa, il piccolo cimitero di campagna dove finì i suoi giorni Benjamin Walter, in riva al mare, la madre di Mar e la storia dei due teschi di Benjamin, la scoperta di due anziani che si ricordavano della morte del filosofo.
A Port Bou io mi sono accorto di aver perso il passaporto (la maledizione di Benjamin?). per fortuna però questi confini oggi, non sono più gli stessi. i confini duri a passare, come lo fu per Walter, sono altri, si sono spostati altrove. in texas, o lungo il mediterraneo. Port Bou è rimasto un simbolo di un’altra età. ma quando arrivi in cima alla cresta francese e scopri finalmente il mare spagnolo e la vedi laggiù, Port Bou, per un attimo anche tu pensi, finalmente, di essere in salvo. Oggi da Banyul a Port Bou ci vogliono 20 minuti scarsi di macchina. noi ci abbiamo messo 9 ore di cammino. i confini non sono tutti uguali. dipende da come li attraversi.
“Il mondo è cambiato. non è più da conquistare: è da abitare.” (Piero Zanini, Significati del Confine, 2002)
Diretta dai Pirenei
Siamo nel altopiano dove 70 anni fa Benjamin passo la notte sui Pirenei. Tra 5 min. in diretta streaming il concerto per violoncello di Francesco Guerri al confine fra Francia e Spagna.
Inizia il BBP
Siamo alla stazione dei treni di Port Vendres, sono le 15.03, inizia ora il BBP – George, Sal, Tiziano, Carola, Ester, Marc, Leila, Francesco, Maria, Mar, Jaime, Irene e Simone..
La lista di Benjamin
Francesco è in viaggio col suo violoncello da Bologna, Irene e Simone sono già a Marsiglia, noi partiamo tra due ore da Milano, Carola è partita da Siena, Ester è già lì, altri arrivano dalla Spagna e da Perpignan. Siamo già in cammino. ieri sera rileggevo una biografia di Benjamin e ho ritrovato la lista degli oggetti che aveva messo in valigia:
- il manoscritto (non si è mai ritrovato)
- 6 fotografie
- morfina a sufficienza
- un orologio da polso
- pesetas (sparite)
- un paio di occhiali di riserva
essenziale, Benjamin.
la valigia del Benjamin’s Briefcase Project
Alla fine la valigia è arrivata. A 4 giorni dalla partenza l’abbiamo finalmente trovata. La valigia che ci porteremo sui Pirenei e che interreremo nel luogo dove Francesco suonerà il violoncello. La valigia che conterrà i nostri oggetti di cui mai ci vorremmo liberare ma che qui lasceremo, in memoria di Benjamin e del suo manoscritto perduto. All’inizio doveva essere Beppe, in un mercato delle pulci di Parigi, a trovare una valigia adatta al BBP. Poi io trovai una valigia di pelle a Firenze, ma era troppo bella, me ne innamorai e me la tenni. Infine, ieri, un nostro amico a Tolosa, in una cantina, ha trovato questa valigia. Dentro c’erano vecchie cartoline del Sud della Francia del dopoguerra. Il proprietario della valigia sembra fosse un editore di cartoline. Questa valigia ha cominciato il suo viaggio a Tolosa (ma chissà dove è stata in passato) e finirà la sua vita sui Pirenei, sottoterra. Una volta di ritorno dal Benjamin’s Briefcase Project troverete on line le foto e le storie degli oggetti che abbiamo lasciato al suo interno e le coordinate geografiche per ritrovarla. chi vuole, può tornare lassù, dissotterrarla e aggiungere il suo oggetto. La domanda a cui l’oggetto risponde è: “Se fossimo costretti a scappare, come fece Benjamin, cosa metterremmo in valigia?”.
Tornate lassù, cercate la valigia, riapritela, anche fra vent’anni, lasciate il vostro oggetto, tornate su questo blog e raccontateci la vostra storia.
E’ il nostro modo di ricordare Benjamin e tutti quelli che come lui sono stati costretti a scappare, a cambiare vita.
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We got the briefcase! This is the briefcase that we will bring with us on the Pyrenees. We will bury it in the place where Francesco will play the cello , on the next Saturday night. This is the briefcase in which we will leave the objects that have a particular symbolic value for us, in order to remember the Benjamn’s escape and his lost manuscript. At the beginning Beppe was expected to find it in an old market of Paris, but he failed. Then I found a beautiful leather suitcase in Florence, but I felt in love with it and I decided not to bury that one. Finally, yesterday, a friend of us was wandering in Toulouse and he found this briefcase in a basement. It seems it belonged to an editor of postcards – actually it contains some old postcards of the south of France in the fifties. Every object has an history and a personal life. This briefcase started his life in Toulouse and will end in the mountains, buried somewhere between Spain and France. Once we get back from the Benjamin’s briefcase Project, we will post on this blog the objects we have left inside it and the geographic data in order to find it and dig it out. Everyone can go back to that place, find the briefcase, add his special object and post its story and its photo on this blog.
The object chosen has to answer to the following question: “What you would put in the briefcase, if you were pushed to escape from home like Benjamin did 70 years ago?”
This is our way to remember Benjamin and all those people – migrants, refugees, asylum seekers, vagrants and homeless – forced to escape away from home



